Appena concluso il mio intervento in Consiglio Regionale sull’ aggiornamento del DEFR (Documento di Economia e Finanza della Regione Campania).
Il mio voto non poteva che essere negativo, ho dato tantissime motivazioni, ma la più grave è quello in ambito sanitario.

Non ho votato per il defr in quanto al netto delle elencazioni ed annunciazioni, ogni giorno pazienti e operatori lanciano segnali sulla pessima gestione sanitaria.
Una recente condanna della Corte dei conti parla di incapacità per aver speso solo il 32% dei fondi disponibili per mettere in sicurezza le strutture, dei circa 500 milioni di euro a disposizione.
Ripetono che mancano i medici ma nulla hanno fatto per pianificare ed armonizzare il numero degli ingressi a medicina con le reali necessità.
Continuano a dimenticare i moduli acquistati per il covid che sono costati milioni e giacciono inutilizzati in un parcheggio dell’ospedale del mare e mai avranno l’autorizzazione sanitaria, ma soprattutto hanno dimenticato i 163 milioni per il covid, dei quali sono stati spesi solo 38 milioni.

Quanto si sarebbe potuto fare per la sanità?
Per i pronto soccorso che non hanno ancora un piano per la gestione del sovraffollamento.

I lavoratori del pronto soccorso chiamati dalla sottoscritta in audizione almeno sei mesi fa dissero ‘o le cose cambiano o rischiamo di chiudere’.
Se ne sono fregati!

Si parla di liste di attesa leggermente migliorate. Certamente, perché ci sono ormai meno persone, in quanto il privato sta prevalendo anche in prevenzione, i malati neanche più si informano delle liste di attesa nel pubblico, vanno direttamente nel privato.

Non dimentichiamo quello che succede al Moscati di Avellino dove a fronte di 7 visite specialistiche in regime pubblico, ben 979 sono state fatte in intramoenia; nel 2022 al Cardarelli sono state somministrate 1255 visite ortopediche in intramoenia, mentre nel pubblico appena 112, all’Ao dei Colli 111 ecografie dell’apparato urinario in intramoenia e 0 nel pubblico.