Dalla serie “il mondo al contrario”.
La Regione Campania si accoda e tradisce il caffè napoletano, sostenendo quello italiano per il riconoscimento Unesco.

Oggi 1° ottobre, è la Giornata internazionale del caffè ed in tale occasione, la Regione Campania promuoverà iniziative a sostegno della candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità “il caffè italiano”, raccogliendo le firme a supporto della candidatura UNESCO, sottolineandone tradizione e cultura.

Come al solito ciò che è negativo della città di Napoli, resta napoletano, mentre le sue eccellenze diventano italiane. Peccato che proprio i turisti quando vengono in Italia si rendono conto che il caffè napoletano è un’altra cosa rispetto a quello delle altre regioni. E come la canzone più famosa del mondo “‘O Sole mio“, è e resta napoletana, come la dieta mediterranea che è soprattutto meridionale ma riconosciuta come italiana, così il caffè, di cui conosciamo la storia secolare differente e patrimonio reale della città partenopea, diventa italiana; e chi, come al solito ci perde in questa storia, è Napoli che ha dato tanto all’Italia e poco ha ricevuto in cambio.

Quando si pensa al caffè, si pensa a Napoli e non a Trieste, ma il triestino Patuanelli ha boicottato spesso la nostra città per quest’altra eccellenza, sminuendo il nostro “oro nero” per la candidatura Unesco, e battendosi in favore del “suo” Illy di Trieste.

Come al solito al Sud, non abbiamo una classe politica che difende le nostre eccellenze e così chiunque si sente sempre libero di farle proprie vendendosele, come la pastiera o la sfogliatella, ma guai a replicare il parmigiano Reggiano al Sud.

Ed i classici luoghi comuni che identificano l’Italia nel mondo, “spaghetti, pizza e mandolino”, partono sempre da Napoli.

L’Italia deve imparare a prendersi il buono ed il cattivo della città, se proprio ne vuole sfruttare “marchi ed eccellenze”.