Eppure era una procedura che già avevano autorizzato proprio per la Tunisia.
La questione rifiuti-Tunisia si è rivelata una operazione da Giovani Marmotte.
Una vicenda che avremmo potuto risolvere fin dall’origine, se solo si fosse dato credito alle inchieste giornalistiche e alle tante denunce e iniziative istituzionali che ho portato all’attenzione del Consiglio e della giunta regionale.
Avremmo evitato, oggi, un aggravio di spese per i cittadini della Campania.
Un’operazione che ha messo a nudo una serie di errori madornali, frutto dell’incapacità degli uffici regionali.

È imbarazzante infatti leggere nei documenti della Regione Campania che ci si sia rivolti alla Console tunisina a Napoli per conoscere la procedura autorizzativa, che per autorizzare un trasporto di rifiuti internazionale l’autorità regionale si fidi delle indicazioni del produttore e che, in mancanza di conoscenza sulla materia, di per sé grave per una regione come la nostra che esporta rifiuti da anni, si ammetta di non essere stati in grado neppure di trovarlo su Google il focal point di riferimento.
Io ci sono riuscita subito, senza incontrare alcuna difficoltà.
Come mai i tecnici non conoscevano la procedura da seguire?
A preoccupare, oggi, è il rientro del container del materiale combusto, tenuto conto che da regolamento europeo non potrebbe rientrare.
Delle due l’una: o la Regione prende le distanze da chi, nei propri uffici, ha gestito in modo grottesco l’intera questione oppure ne è colpevole.
A nome della comunità di Serre, oggi abbiamo il dovere di agire in ogni modo perché non siano cittadini innocenti a pagare sulla propria pelle e sulla propria salute errori gravissimi.
Dopo questa risposta al question time, nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione alla Regione Campania, in cui chiederò conto dell’esito di indagini interne, semmai fossero state avviate, e delle conseguenze disciplinari a danno di eventuali responsabili.