L’ultima inchiesta su un traffico illecito di rifiuti dalla Calabria alla Tunisia, gestito dalla mafia locale, unita alle indagini in corso da oltre un anno sui trasferimenti di rifiuti speciali dal Porto di Salerno lungo la stessa tratta, ripropone un tema che in Campania vado denunciando da anni. Ovvero, che se vogliamo mettere fine agli affari di un sistema, da troppi rodato, fondato sulla commistione tra malavita organizzata e una certa imprenditoria, dobbiamo mettere fine una buona volta ai viaggi dei rifiuti.
Un allarme lanciato di recente anche dai magistrati antimafia, nel corso del Forum Internazionale Polieco sull’Economia dei Rifiuti e che più volte abbiamo posto al centro delle nostre battaglie e all’attenzione dei lavori del Consiglio regionale.

Dunque il rifiuto non deve più viaggiare e per far questo dobbiamo puntare su una gestione che, a partire dalla Campania, tenga conto, in una determinata area, quali e quante aziende producono quella tipologia di rifiuti che fino ad oggi vengono trasferiti fuori regione, dotando quel territorio dell’impiantistica necessaria per lo smaltimento, senza più ricorrere a costosi trasferimenti. Solo così possiamo da un lato evitare che il rifiuto venga contaminato durante il viaggio e dunque non più classificabile in alcuna categoria da smaltire, dall’altro evitiamo che questi traffici continuino ad alimentare un sistema criminale controllato da clan mafiosi e affaristi senza scrupoli.