Nel 2016 viene sottoscritto tra Agenzia per la Coesione Territoriale, Ministero dell’Ambiente e Regione Campania l’Accordo di Programma Quadro “Terra dei Fuochi” per finanziare e definire interventi di prevenzione e riqualificazione delle aree a elevato rischio di sversamento di rifiuti di ogni tipo che, in molte occasioni, vengono dati alle fiamme. Il fine era quello di ridurre drasticamente, fino a debellare del tutto, il triste fenomeno dei roghi. Ebbene, nonostante 7 milioni stanziati e a ben cinque anni di distanza da quella stipula, sono ancora 12 i siti per i quali gli interventi sono ancora al palo, molti dei quali nel perimetro della cosiddetta Terra dei Fuochi. E il rischio, oltre al danno perpetuo all’ambiente e alla salute dei cittadini, è di perdere le risorse stanziate.
Sulla questione ho presentato un’interrogazione alla giunta regionale della Campania.
Tra le aree interessate e per le quali gli interventi risultano in corso da anni, se non addirittura mai avviati, ci sono quelle che ricadono nel territorio del Giuglianese, del Nolano e Casertano, al confine tra Castelvolturno e Mondragone. Ovvero, proprio le zone dove si concentra la più alta concentrazione di discariche abusive e dove si registra ogni anno, in particolare nel periodo estivo, la maggiore concentrazione di incendi.
La Regione Campania aveva la responsabilità di vigilare sul corretto utilizzo delle risorse e sui tempi di attuazione dei singoli interventi.
Le risorse ci sono, la pianificazione è definita sulla carta da cinque anni, dunque se nelle aree nelle quali non si è ancora intervenuto i roghi continuano a infestare l’aria che respiriamo oggi sappiamo dove cercare le responsabilità

Stato dell’arte interventi TdF_15-09-2020