La mia proposta di commissione Grande Napoli – Area metropolitana.
Non si può costruire un puzzle cominciando a tagliare i tasselli
senza avere determinato prima il disegno finale, altrimenti nessun tassello si inserirà nell’altro armonicamente.

PREMESSA

Diversi studi indicano che la conurbazione napoletana sarebbe la seconda d’Italia per popolazione dopo Milano; per l’European Spatial Planning Observation Network l’area metropolitana avrebbe 3.714.000 abitanti, mentre altri dati oscillano tra 3.700.000 e i 4.250.000 abitanti. Fonti SVIMEZ ne attribuiscono 4.434.136 distribuiti su un’area di 2 300 km², facendone la seconda area metropolitana italiana per popolazione.

Per il CENSIS, invece, l’area metropolitana napoletana sarebbe seconda solo alla megaregione lombarda, che conta 4.996.084 abitanti. Dati ONU del 2010 riferiscono di una popolazione di 5 milioni di abitanti.

L’area metropolitana è, ad ogni modo, una delle più popolose e densamente popolate dell’Unione europea: la densità abitativa della sola città metropolitana di Napoli, subentrata alla vecchia provincia il 1º gennaio 2015, è pari a 2 672 ab./km². Gli urbanisti chiamano l’intero territorio urbanizzato Grande Napoli.

La città metropolitana di Napoli, con una popolazione di oltre tre milioni di persone è la terza città metropolitana italiana per numero di abitanti, mentre è prima per densità abitativa.

L’intero territorio metropolitano, fortemente urbanizzato, si estende su una superficie di 1.171 km² e comprende 92 comuni. Le coste del golfo affacciano sul mar Tirreno, a nord-ovest nel versante flegreo confinano con il litorale domizio, a sud-est con la costiera amalfitana; mentre l’entroterra confina a nord con il casertano e la Valle Caudina, a nord-est con il baianese e il Vallo di Lauro, a est sul versante vesuviano con l’agro nocerino-sarnese; al centro è dominata dal Vesuvio.

Il territorio, oltre ad avere una vulnerabilità sismica e vulcanica, dovuta alla presenza del Vesuvio e dei Campi Flegrei è caratterizzato dalla presenza di numerosi centri fortemente antropizzati e con un’elevata quantità e densità di popolazione.

L’eccessiva e speculativa cementificazione dell’hinterland napoletano, non ha creato una armatura urbana ordinata, gradevole e dotata di strutture adeguate, ma ha trasformato gran parte della ex provincia in periferia; tale trasformazione in taluni casi non è stata però accompagnata da uno sviluppo economico, urbanistico ed infrastrutturale atto a garantire una buona qualità della vita e dei servizi, ed ha aumentato un grande fenomeno di pendolarismo verso il centro della metropoli, che tutt’oggi, nonostante il suo crescente e costante calo demografico non è in grado di reggere una tale dilatazione; la struttura interna, lo scheletro (fisico e metafisico) della città storica, non è in grado di sostenere il peso sovracomunale di un entroterra tanto popoloso e sovraurbanizzato che nel corso degli anni si è totalmente insediato nel suo tessuto urbano, economico e sociale.  

Napoli si presenta quindi dal punto di vista urbanistico come una delle metropoli più compatte, popolose e congestionate d’Europa.

L’attuale configurazione urbanistica e di conseguenza, sociale della cosiddetta ‘grande Napoli’, che si estende, quasi senza nessuna interruzione degli insediamenti abitativi dall’area flegrea ad ovest fino ai comuni della costiera sorrentina ad est è l’effetto delle caratteristiche naturali e politico- economiche di questa area.

Sul piano territoriale la ampia costa che ha il suo baricentro nell’area del comune di Napoli ha favorito da sempre l’insediamento umano per caratteristiche climatiche e per l’opportunità di alimentare una economia fondata sulla risorsa mare: in termini di sviluppo di esportazione di merci prodotte in loco da diverse aree e di importazioni di merci dall’intero bacino del mediterraneo o da aree lontane.

 Gli archeologi hanno fatto ritrovamenti di cocci di argilla campana (gli antichi container) in tutto il mondo conosciuto già in epoca greco- romana.

E’stato dunque naturale assistere ad uno sviluppo delle aree considerate nel corso dei secoli. E Napoli contava più abitanti di Parigi già nel rinascimento.

Il dato demografico era la conseguenza delle opportunità che la città offriva insieme al progressivo svuotarsi dei territori interni nelle ricorrenti crisi della produzione agricola.

Sul dato economico si è sovrapposto e consolidato ovviamente il dato politico e di conseguenza amministrativo.

Napoli, capitale di un regno molto vasto, in particolare dal settecento e fino all’unità d’Italia ha attratto investimenti anche esteri e insieme ai grandi palazzi della cultura come il San Carlo e della assistenza come Palazzo Fuga ha sostanziato una politica di centralismo amministrativo che non solo ha attirato ed attira tutt’oggi in un ambiente urbano congestionato le più importanti funzioni amministrative dell’intero territorio limitrofo ma anche con questo modello centralistico nel tempo ha abbassato il tasso di autonomia e la cultura politica dei territori.

Questa inerzia amministrativa forzata o connivente ha tra l’atro prodotto lo scempio abitativo in assenza di piani urbanistici e di interventi a sostegno delle aree interne.

Oggi più che mai il governo della Regione ha bisogno di una politica complessiva di questo unicum urbanistico-sociale. Che riguardi la distribuzione equilibrata dei servizi essenziali di cittadinanza e sia una palestra democratica in cui cresca la soggettività politica dei tanti comuni dell’area della Grande Napoli per concordare gli interventi e decentrare le funzioni.

Commissione Speciale Grande Napoli

Per la Città di Napoli è urgente un progetto di radicale riforma della città che, attraverso un Masterplan diarea metropolitana, possa prevedere la riunificazione amministrativa della piana campana, quella che fu la “Campania Felix” riqualificata come un’area eco- metropolitana di respiro europeo, capace di integrare sviluppo industriale, qualità ambientale, riqualificazione urbana e valorizzazione del patrimonio culturale.

 Evitando così gli sprechi delle grandi risorse europee che periodicamente vengono destinate al Comune di Napoli con le quali non sono stati ottenuti i risultati sperati. Come quelli della Rigenerazione del centro storico e del porto di Napoli miseramente falliti o come quello dell’ampliamento del sistema di trasporto metropolitano che con la Linea 6 continua ad essere il “buco nero” dei finanziamenti europei sperperati a danno dei collegamenti provinciali e del loro necessario sviluppo.

A tal riguardo e per quanto finora esposto, sembra doveroso proporre l’istituzione della Commissione Speciale Area Metropolitana di Napoli – Grande Napoli che possa rappresentare un luogo istituzionale di coordinamento per le politiche da attuare in questo territorio così complesso, alfine di contribuire all’armonizzazione  burocratica, intesa nella duplice accezione legislativa e burocratica e per la verifica ed il controllo dell’attuazione progetto complessivo di fare di Napoli una città  finalmente all’avanguardia.