Bollettino arpac sulla qualità dell’aria, con traffico aereo e auto praticamente fermo.

Confrontiamo dal giorno 8 marzo ad oggi le variazioni nel numero di giorni di sforamento dei limiti consentiti di PM10 delle centraline delle località più critiche.

Ricordiamo che la sigla PM10  identifica una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato . Si tratta di materiale presente nell’atmosfera  in forma di particelle microscopiche. Circa il 60% dei PM10 è composto da particelle più piccole, dette PM2,5, le quali sono capaci di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni.

Abbiamo preso come esempio 10 centraline posizionate a Napoli e provincia. I numeri che vedete sono il numero progressivo dei giorni nei quali la presenza di PM10 superava il limite consentito .
In sintesi, se c’è scritto 41 alla data dell’8 marzo significa che nei 68 giorni dall’inizio dell’anno PIU’ DI UN GIORNO SU DUE la qualità dell’aria superava la soglia consentita.
Ebbene raffrontate questa crescita e verificate adesso a traffico fermo e aerei fermi il trend di crescita si è fermato .
E la leggerezza che percepiamo nell’aria che respiriamo la mattina ce ne dà conferma.

Centraline dell’aria PM10 – giorni di sforamento dal 1°gennaio 2020
al 8 marzo al 22 marzo al 02 aprileal /11 maggioal 14 maggioal 18 giugnoal 02 luglio
Napoli NA02 Osp. Santobono 21 222424263030
Napoli NA06 Museo Nazionale 7777888
Napoli NA07 Ferrovia 16161616172020
Napoli NA09 Via Argine 28282929303333
Napoli Via Epomeo 3355688
Acerra Scuola Caporale 39424444454646
Aversa Scuola Cirillo 33353737383838
Pomigliano d’Arco Area Asi 32343535373939
S. Vitaliano Scuola Marconi 41485151535656
Volla Via Filichito 32373944455154

Inoltre c’è da considerare che il 17 maggio 2018 la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti, con la direttiva 2008/50/CE, per la qualità dell’aria. In particolare all’Italia è contestato il superamento dei valori limite giornalieri delle polveri sottili (PM10) – 50 μg/m3 da non superare per più di 35 giorni in un anno (come abbiamo visto nella tabella qui sopra abbiamo già superato i 35 giorni e siamo solo all’inizio di aprile).
Il ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue potrebbe comportare per il nostro Paese una condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie.


INQUINAMENTO E DIFFUSIONE DEI VIRUS

È stato effettuato uno studio dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima) insieme alle Università di Bari e di Bologna, che hanno esaminato i dati pubblicati sui siti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale), incrociandoli con i casi di contagio riportati dalla Protezione Civile.
Il particolato atmosferico costituisce inoltre un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni. Il gruppo di ricercatori coinvolti nella ricerca ha esaminato i dati pubblicati sui siti delle ARPA (Agenzie regionali per la protezione ambientale) relativi a tutte le centraline di rilevamento attive sul territorio nazionale, registrando il numero di episodi di superamento dei limiti di legge (50 microg/m3 di concentrazione media giornaliera) nelle province italiane.
Parallelamente, sono stati analizzati i casi di contagio da COVID-19 riportati sul sito della Protezione Civile. Si è evidenziata una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID19 aggiornati al 3 marzo. In Pianura Padana si sono osservate le curve di espansione dell’infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di 2 settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia.
Secondo Leonardo Setti, Professore dell’Università di Bologna, le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura padana hanno prodotto un boost, un’accelerazione alla diffusione del COVID-19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai. Conferma anche il Prof. Gianluigi de Gennaro, dell’Università di Bari: “Le polveri stanno veicolando il virus. Fanno da vettore. Più ce ne sono, più si creano autostrade per i contagi. Ridurre al minimo le emissioni e sperare in una meteorologia favorevole”.