La stragrande maggioranza dei napoletani non è nemmeno a conoscenza del fatto che, ai piedi di Castel Sant’Elmo, da oltre venti anni giace abbandonato al suo triste destino un parco urbano da circa 7000 mq. Il parco di via Annibale Caccavello nel corso degli anni è stato più volte al centro di fantasiosi progetti di recupero ma nessuno di questi è stato mai effettivamente realizzato. Anni di incuria e di degrado hanno trasformato il parco in una vera e propria giungla urbana, con erbacce che superano l’altezza di due metri e che nascondono a malapena i notevoli abusi edilizi compiuti all’interno della struttura dalla famiglia che aveva in gestione il servizio di guardiania del parco.

Una vera e propria dependance, camere con vista sul golfo di Napoli, con tanto di parabole, videocitofoni, stanze da bagno con vasche idromassaggio, strutture in muratura per l’allevamento di polli e conigli e fin anche un enorme camino erano stati costruiti, secondo quanto risultato da un sopralluogo effettuato dai tecnici della Regione, del tutto abusivamente.

Si tratta di una proprietà regionale ormai abbandonata al suo destino da circa trent’anni, il Comune di Napoli pensava di essere assegnatario di questa struttura ma non lo era effettivamente e ha stanziato dei fondi che ora non si trovano più. Adesso i fondi per il ripristino di questo parco e di altre strutture verdi della nostra città ci sono. La regione ha messo a disposizione un finanziamento da 15 milioni di euro per il recupero di vari parchi abbandonati, tra cui questo. Certo dire che a breve si riaprirà questo parco è quantomeno fuori luogo. Saranno necessari importanti lavori di ripristino visto lo stato di abbandono in cui versa e, da questo punto di vista, sarà fondamentale controllare che gli stanziamenti messi a disposizione siano effettivamente utilizzati per il recupero di questo bellissimo parco che non merita questo triste destino.

Ma la questione del parco di via Caccavello ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora. Praticamente nel corso delle diverse riunioni di commissione a via Verdi è emerso, infatti, che dieci anni fa il Comune di Napoli, pur non avendone alcun titolo, ha acceso un mutuo di 500.000 euro per non meglio precisati lavori di ripristino della struttura. Un finanziamento che, stando a quanto afferma una nota della Direzione Generale per le Risorse Strumentali della Regione Campania, non avrebbe ragione d’essere.

Nonostante un iniziale interessamento, si legge nel testo della nota inviata come risposta ad una richiesta di accesso agli atti, da parte dell’amministrazione comunale, “nessun atto è stato sottoscritto con il Comune di Napoli per la riqualificazione dell’area verde di via Annibale Caccavello e, pertanto, i documenti richiesti non risultano agli atti dello scrivente ufficio“.

Come è mai possibile una cosa del genere?!
Un vero e proprio giallo sul quale, però, bisognerà fare luce nelle prossime settimane anche nell’ottica dei corposi interessi, circa 200.000 euro,versati in questi anni dalle casse comunali.

Non parliamo di poca roba!
Il Comune dieci anni fa ha acceso un mutuo da mezzo milione di euro con la Cassa Depositi e Prestiti, il problema è che non poteva farlo dal momento che quest’area è di proprietà della regione e il Comune non risultava assegnatario di questa struttura. Manca qualsiasi tipo di documento a testimonianza del passaggio dalla regione al comune e l’unico risultato ottenuto è stato quello di pagare interessi per un mutuo senza sapere quei fondi che fine hanno effettivamente fatto. La prossima settimana ci sarà un incontro tra Regione e Comune che dovrebbe far chiarezza sulla questione ma francamente trovo incredibile che una banca abbia concesso al Comune un mutuo pur sapendo che il Comune non era proprietario di quest’area. Nel fantastico mondo di de Magistris ormai non ci meravigliamo più di nulla.

Il recupero del parco di via Caccavello potrebbe rappresentare una importante boccata d’ossigeno, in tutti i sensi, per un’area del quartiere Vomero fortemente congestionata.

Di seguito potete visualizzare una serie di documenti:

Qui potete visionare la delibera e l’elenco delle aree verdi interessate

Qui, invece, il nostro emendamento