Vi riporto, qui di seguito, un breve commento della sentenza del Consiglio di Stato del 4 novembre 2019 n. 7502/2019 a firma congiunta degli Avv.ti Gaetano Brancaccio ed Ezio Maria Zuppardi.

La sentenza del Consiglio di Stato statuisce in maniera inappellabile che tutta l’operazione Monumentando non rispetta né il decreto del 19 dicembre 2012 che è il decreto alla base di tutte le corrette sponsorizzazioni e che tutte le operazioni di sponsorizzazione devono rispettare. Inoltre e se
per assurdo non bastassero le considerazioni precedenti il Consiglio di Stato statuisce che l’operazione Monumentando non rispetta le linee guida Ministeriali pure poste alla base delle operazioni di sponsorizzazione.
Nella parte motiva della sentenza la Corte testualmente statuisce: “Deve effettivamente rilevarsi (come già evidenziato dalla delibera ANAC) una non corretta applicazione della disciplina della sponsorizzazione da parte del Comune, sotto il profilo della determinazione dell’importo contrattuale negli atti di gara, commisurata esclusivamente al valore dei lavori di restauro da eseguire e del tutto disancorata dall’effettivo valore della controprestazione a favore della società, consistente nella cessione di spazi pubblicitari, contro le indicazioni fornite dalle Linee guida ministeriali di cui al decreto 19 dicembre 2012: queste ultime precisano, infatti, che nelle sponsorizzazioni l’importo di base della procedura selettiva, ossia la soglia minima da indicare nell’avviso pubblico, sulla quale sollecitare le offerte in rialzo dei candidati sponsor, non può e non deve essere automaticamente identificato nel valore dei lavori, dei servizi e delle forniture richiesti e da eseguire o acquistare, ma “deve tenere conto soprattutto del valore del ritorno pubblicitario e di immagine (in senso lato) ritraibile dall’abbinamento del nome o del marchio d’impresa agli interventi da realizzare, che è, in sintesi, il valore che l’impresa candidata intende acquistare con la sua offerta”. Correttamente, dunque, la sentenza appellata ha concluso che la mancanza di un’adeguata stima del controvalore offerto e l’erronea individuazione della base di calcolo del quinto (commisurata al valore totale degli interventi e non al singolo lotto al quale, con riferimento alla variante in questione, erano stati parametrati i requisiti tecnici) costituivano vizi inficianti non solo gli atti originari della selezione, ma anche la determinazione con cui era stata approvata la variante di progetto, in quanto, una volta stabilita la scorrettezza di un criterio applicato nell’originaria procedura, non si poteva continuare a farne applicazione, consentendo che i vizi già rilevati nella stessa si perpetuassero mediante il ricorso alle varianti. Vanno dunque confermate le statuizioni della sentenza di primo grado di annullamento “nei sensi e limiti di cui in motivazione” degli atti impugnati, fatto salvo il riesercizio del potere da parte dell’Amministrazione.”
Gli appelli del Comune e della società Uno Outdoor sono stati quindi entrambi rigettati dal Consiglio di Stato, con la conseguenza che l’operazione Monumentando già colpita a morte dalla delibera vincolante dell’ANAC e che si intendeva far ripartire attraverso la determina annullata da TAR e Consiglio di Stato è un’operazione contro legge per come è stata strutturata fin dall’inizio contro legge.
Il Bando Monumentando era viziato fin dalla procedura selettiva che veniva impropriamente fissata sotto soglia con un importo di base d’asta di tre milioni e mezzo di euro, importo sotto la soglia dei bandi europei fissata a cinque milioni. Quindi come ribadito dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione, dal TAR e dal Consiglio di Stato tutta l’operazione Monumentando è un’operazione che non rispettando il decreto sulle sponsorizzazioni è contro legge.
Ma la cosa che più stupisce è la condotta del comune di Napoli in questi lunghi tre anni e mezzo, dopo aver chiesto ed ottenuto la decisione vincolante dell’ANAC che definiva inappellabilmente tutta l’operazione Monumentando come non corretta ed in cui era disapplicata la disciplina delle sponsorizzazioni prevista dalla legge, invece di prenderne correttamente atto ed invece di adeguarsi ed ottemperare alla decisione, il Comune di Napoli prima redige una determina di ripartenza dell’operazione disattendendo ulteriormente la legge, poi dopo l’annullamento della determina sancito dal TAR incredibilmente fa appello al Consiglio di Stato e chiede la sospensiva delle sentenza del TAR Campania. Non ottiene la sospensiva della sentenza del TAR dal Consiglio di Stato, e nonostante questo, raddoppia l’operazione Monumentando, facendo partire sia Monumentando a livello di Municipalità, sia con determina identica a quella annullata fa ripartire ad agosto di quest’anno
la scandalosa copertura pubblicitaria sulle Steli di piazza Di Vittorio a Capodichino. Poi, e siamo arrivati alla pubblicazione della sentenza definitiva di ieri mattina, il Comune e la società UNO Outdoor perdono anche nel merito davanti al Consiglio di Stato.
Per questi motivi si procederà nei prossimi giorni a depositare una cronistoria degli avvenimenti giudiziari legati all’appalto Monumentando presso la Procura della Repubblica di Napoli perché la stessa Autorità giudiziaria possa valutare la condotta del Comune di Napoli che anziché adeguarsi ai giudicati prima della delibera vincolante dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, poi della sentenza esecutiva e non sospesa del TAR, raddoppiava l’operazione già chiaramente contro legge esponendo
imprudentemente lo stesso ente comunale a profili censurabili sotto il profilo del mancato introito di rilevanti proventi pubblicitari che ben avrebbero potuto essere incassati dal Comune che lo ricordiamo
è in grave predissesto. Quale sia il motivo di questo accanimento del Comune di Napoli nell’insistere in un’operazione contro legge, chiediamo sia la Procura a chiarirlo.