Il tema che andiamo ad affrontare riguarda San Sebastiano al Vesuvio, dove abbiamo ricevuto una serie di segnalazioni notevoli tanto da spingerci a fare questa interrogazione. Parliamo di via Figliola, una strada nella quale nel 2015 il Comune di San Sebastiano accordò la possibilità di aprire un’attività commerciale per vendita di materiale con annesso deposito e recupero di rifiuti non pericolosi. Immediatamente dopo, nel 2016, la stessa società presentò alla Regione Campania una richiesta autorizzativa nuova che andava ben oltre l’attività designata nel 2015 per un impianto di messa in sicurezza in riserva R13, recupero R5, deposito preliminare D15, di rifiuti non pericolosi e pericolosi della medesima area. Per ottenere questa autorizzazione regionale veniva rilasciato un certificato di destinazione urbanistica che appare ai denuncianti non corretto in quanto il Comune sul certificato omise di indicare che sull’area esiste un interesse storico-ambientale in quanto l’area ricade nella settecentesca Villa Figliola, che confina con Masseria Marchese Rota Cercola, e lo stesso tecnico della CISCAV, la società che aveva chiesto il permesso, dichiarava che l’autorizzazione richiesta non necessitava della VIA (Verifica Impatto Ambientale). Nonostante questa omissione, venne rilasciato parere favorevole. Con il decreto del 2017 la Regione concedeva l’autorizzazione a esito di una conferenza di servizi che coinvolse naturalmente gli enti interessati. Tra i presupposti di questo decreto c’era la circostanza che l’area interessata dagli interventi ricadrebbe in zona industriale D1 del Piano del Comune di San Sebastiano, come evidenziato dal certificato di destinazione urbanistica. La stessa Sovraintendenza Archeologica delle Belle Arti di Napoli rilasciava parere favorevole per il potenziamento dell’attività di trattamento e stoccaggio. Questo appare cosa strana, visto che non c’era un potenziamento in quanto il primo permesso riguardava un’area con un capannone destinato al commercio. Dove sorge adesso il problema per cui siamo stati sollecitati non solo dai Consiglieri della zona, ma anche da numerosi cittadini, da numerose segnalazioni? Gran parte dell’area in questione ricade in zona A, qualificata di interesse storico-ambientale, e in zona di recupero delle aree industriali, in cui, ai sensi del Piano Territoriale Paesaggistico dei comuni vesuviani, sarebbe legittimato soltanto il recupero paesaggistico e ambientale degli stessi. Inoltre, dalle notizie che abbiamo raccolto, risulta che la società avrebbe modificato anche l’ambiente esterno in modo incompatibile sia con l’aspetto paesaggistico sia con la qualità della vita di chi abita lì intorno, visto che la produzione di polvere, assolutamente incompatibile con una buona qualità della vita, suscita grande preoccupazione anche in considerazione che ci sono vicino abitazioni, scuole e, non ultimo, l’Ospedale del Mare. Sempre da denunce che abbiamo ricevuto, risulta oltretutto che la società avrebbe posto in depositi materiali in area non oggetto di autorizzazione, con opere non previste dall’autorizzazione. Le nubi fastidiose sono state lamentate anche dai cittadini. Le violazioni, alla luce dell’indagine che abbiamo fatto, risultano relative ai seguenti profili: l’autorizzazione di un impianto industriale in una zona di recupero aree industriali e quindi lì non poteva installato; l’assenza di verifica di impatto ambientale; l’assenza di verifica urbanistica; l’occupazione di aree non oggetto di autorizzazione; le violazioni delle norme di funzionamento degli impianti. Vista la preoccupazione che ci è stata fortemente espressa e l’intervento che ci è stato sollecitato, chiediamo, quindi, alla luce di questa ricognizione, se l’Assessore e il Presidente della Giunta abbiano poi, in seguito, monitorato le opere e gli interventi realizzati dalla società Ciscav nell’area in questione e se questi interventi risultino conformi rispetto a quelli autorizzati dal decreto del 2017 e se risultino verificate le irregolarità che noi abbiamo esposto e, in caso positivo, quali provvedimenti la Regione intenda adottare per rimuoverle e innanzitutto per quale motivo sia stata omessa la presentazione della VIA e se abbia verificato o se potrà verificare l’esatta destinazione urbanistica dei vincoli paesaggistici in un’area industriale dismessa e poi, solo poi, successivamente, commerciale.