Sono una terrona orgogliosa. E della mia terra incarno ogni sfaccettatura: cultura, folklore, tradizione, saggezza e quella singolare filosofia di vita che ci fa sorridere anche al cospetto di un tornado. Amo quell’idioma che ci rende unici e ineguagliabili e quei modi di dire che grazie a esso trovano efficacia e giusta enfasi. Solo chi è terrone e fiero come me sarà in grado di dare l’esatta interpretazione di certi modi di dire. 
Saprà carpire al volo metafore che, seppur paradossali alle orecchie di chi per la prima volta le percepisce, rendono perfettamente il senso di una questione, di una particolare situazione.
Appare chiaro al popolo di noi terroni, ad esempio, che la definizione “ccà succede Casamicciola” (“avviene l’irreparabile) non sarà mai recepita come mancanza di rispetto per le vittime del sisma che devastò Ischia nel 1883, ma è figlia di quell’arte sardonica che attinge sì dall’evento catastrofico, ma solo per definire, con ironia, qualcosa che si vuole, talvolta, addirittura sdrammatizzare. 
C’è un palese senso della misura in tutte le pillole partorite dalla saggezza del nostro popolo. Un popolo che all’occorrenza è in grado di organizzare “‘e nozz che fiche secche” (ottenere il massimo da ogni situazione). Che al furbo che lo vuol far fesso, sa come sistemarlo e farlo tornare indietro “cù na man annanz e nata arret”.
E che quando dice “pare Pumpei”, lo fa per paragonare un disastro all’antica città devastata dall’eruzione del 79. Ho avuto l’ardire di farlo anch’io. “Sembra Pompei”, ho dichiarato alla stampa, per descrivere l’immagine attuale dello stadio Collana.
Cronisti attenti, probabilmente fieri terroni miei pari, hanno compreso perfettamente il senso di quell’accostamento. Che non voleva certo svilire gli sforzi in atto per restituire magnificenza e stato di sicurezza al nostro Parco Archeologico più famoso. 
Peccato non l’abbia compreso il firmatario di questo corsivo. Che ne ha fatto strumento per provare a mettermi, onor mio, addirittura contro un ministro del mio Governo. Eppure sono certa che Bussetti, pur se da Gallarat e, comprenderà senza esitazioni il mio intento. 
L’acume non è virtù di tutti. Così come, per fortuna, non lo è la malafede…