Comprendo che dietro questa ritrosia ci sia semplicemente l’imbarazzo di non essere capace di argomentare su un tema così complesso, quale quello della Commissione di inchiesta, che è stata tenuta in piedi per ben tre proroghe in maniera illegittima, stabilendo probabilmente quel patto tra Destra e Sinistra che il consigliere Caldoro, che non vedo più, adesso, con la foga della campagna elettorale, vuole attribuire a noi. Ebbene, questa Commissione d’inchiesta sulle partecipate è stata tenuta in piedi dall’una e dall’altra parte probabilmente perché non doveva fare inchiesta, non doveva indagare, ma doveva essere silente. Si è giunti addirittura alla sfacciataggine di chiedere, dopo le tre proroghe, anche altri sessanta giorni, che naturalmente la maggioranza ha concesso. Guarda caso dovevamo arrivare proprio al 4 marzo, data che probabilmente doveva essere un addio del Consiglio, doveva essere una festa, ma poi è arrivata Fanpage, che non so il consigliere Caldoro come considera, se stampa amica o nemica, e ha rovinato la festa che era stata programmata. La relazione ce la siamo letta, non è vero che ci sono state queste richieste di presentazione, ma era andata nel dimenticatoio, perché c’è l’abitudine malsana di preparare nei Consigli uno ordine del giorno fatto di cinquanta punti. Chiaramente era sempre all’ultimo e non riusciva mai a essere discussa. Negli ultimi due Consigli non era stata proprio inserita, è stata ripresa soltanto nella Capogruppo e adesso ci viene presentata come scaduta, come se gli otto mesi facessero scadere un lavoro che c’è stato. Non comprendo. Non si sente orgoglioso di presentare un lavoro che ha impegnato lei e altre quattro persone, più i quindici della Commissione, se ci sono state quindici persone, per ben otto mesi? Quando si presenta una mozione o un ordine del giorno si prepara, si studia e si cerca di presentarlo nella maniera migliore.

Mi sembra proprio strano che si vergogna di un suo lavoro e dica che sono passati otto mesi ed è scaduto. È surreale questa situazione, come se non parlassimo dei soldi dei contribuenti. I soldi dei contribuenti le hanno consentito di tenere in piedi una Commissione che doveva raggiungere un risultato, ma qual è? Ce lo vuole raccontare? No, perché se ne vergogna. Io ho letto la relazione e relaziono sulla relazione. È opportuno sottolineare come in realtà il testo presentato non può essere considerato una relazione finale sugli esiti dell’inchiesta. Parimenti a quanto fatto con le relazioni semestrali precedenti alla ripetuta richiesta di proroga della durata di Commissione, il Presidente di Commissione si è limitato a predisporre un semplice. Si è limitato a predisporre un semplice resoconto sommario delle principali attività durante il semestre di riferimento. Giova ricordare come lo scrivente gruppo ha del resto ripetutamente contestato l’automatismo delle proroghe concesse per l’ultimazione della Commissione d’inchiesta, che per sua natura ha contenuti e modalità operative straordinarie che eccedono le usuali competenze delle Commissioni. Le richiamate contestazioni si sono basate prioritariamente sulla corretta interpretazione del dettato statutario, in modo particolare degli articoli 33 e 34 che non permettono una durata maggiore di sei mesi. Come anticipato non si tratta di una relazione finale, la relazione finale di una Commissione d’inchiesta, per analogia a quanto fatto nelle precedenti legislature regionali, dovrebbe contenere una sintesi accurata del lavoro svolto, rappresentativo di tutta l’attività effettuata e non solamente un resoconto sommario degli ultimi sei mesi, una serie di osservazioni, proposte, raccomandazioni che circoscrivano in maniera puntuale gli ambiti di intervento e le criticità emerse, eventuali elementi di responsabilità politica – amministrativa e penale in relazione alle indagini conoscitive e alle azioni intraprese nel quadro dei poteri giudiziari facenti capo alla Commissione. In relazione all’oggetto specifico della Commissione la relazione finale avrebbe dovuto contenere un prospetto sintetico rappresentativo delle situazioni patrimoniali, economico – finanziarie, socio – lavorative delle singole società partecipate, anche al fine di creare un set di informazioni utili alle azioni di controllo e di vigilanza appannaggio dell’Amministrazione regionale. Avrebbe dovuto ancora avere un prospetto sintetico in grado di raffigurare il trend relativo ai vari settori di indagine, la situazione occupazionale, la debitoria, i piani industriali, i piani di razionalizzazione, singole schede relative alle società partecipate e con l’indicazione caso per caso delle criticità riscontrate e delle possibili configurazioni ottimali; un focus specifico sul piano straordinario di razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche, anche in relazione al decreto 175 del 2016 e sulle sue modificazioni. Non appaiono in alcun caso affrontati nella relazione temi di grande delicatezza e attualità, eloquenti in tal senso appaiono i tentativi, assolutamente deficitari, di operare una messa a sistema degli esiti d’inchiesta. Infatti riassumendo di seguito i passaggi finali della pseudo-relazione, che non vuole essere sottoposta al vaglio dell’Assemblea, si comprendono facilmente gli scarsi risultati prodotti, la totale inutilizzazione delle risorse pubbliche devoluta alla costituzione e al disfunzionamento della Commissione. Per farla breve, leggo dalla pagina 19 della relazione: quanto emerso è il paradigma un rapporto distorto tra politica e presunta impresa, ma anche un esempio negativo di come vengono gestite e controllate le aziende partecipate erogatrici di servizi pubblici, punto. La cosa finisce là, non succede nulla. Ancora a pagina 19: preoccupante l’inerzia da parte delle Istituzioni che dovrebbero controllare per evitare il danno di immagine e la perdita di fondi pubblici, punto, non succede nulla. Pagina 20: al termine di queste prime indagini siamo convinti che siano compiuti reiterati gravi comportamenti, in alcuni casi presumibilmente illegittimi finalizzati a svariati interessi che hanno provocato lo sperpero e la perdita di denaro pubblico. Non succede nulla. Questi stralci pongono in evidenza l’approssimazione delle conclusioni finali e l’assenza totale di esiti di inchieste, che potevano essere foriere di utili elementi di valutazione. Siamo costretti, con molto rammarico, a ribadire che il fondamentale strumento della Commissione in questo caso sia stato svilito e inutilizzato. A questo punto si aggiunga l’inutile ingente esborso di risorse pubbliche che il perdurare inviso di queste commissioni ha comportato, basti pensare che il solo Ufficio di Presidenza è costato al Consiglio regionale una somma stimata pari a 85 mila euro, a cui va aggiunta la spesa sostenuta per il personale assegnato all’ufficio di diretta collaborazione e supporto che ammonta a un costo stimato di 218 mila euro. In pratica le due voci circa 300 mila euro, più di due anni per approdare ad una relazione finale che altro non è un recinto sommario degli ultimi sei mesi di audizioni e due pagine di generiche geremiadi costate al Consiglio circa 300 mila euro. Questa cosa però è all’attenzione della Corte dei Conti a cui il Consiglio naturalmente dovrà rispondere.