Dopo due settimane di lavoro, finalmente l’abbiamo depositata! Dopo questa interrogazione potrebbe nascere un terremoto in Campania: a rischio i diritti di molti cittadini!

Finalmente abbiamo depositato un’interrogazione delicatissima. Alcuni esperti del settore ci hanno comunicato che l’esito potrebbe avere dei risvolti molto gravi in termini di responsabilità. Di che parliamo? Di sanità, tanto per cambiare. Ma questa volta è un po’ diverso, e va a solleticare i conti pubblici. Facciamo un passo indietro.
Dovete sapere che negli ultimi anni si è assistito, nell’ambito della responsabilità sanitaria, ad un incremento dei sinistri. Dal 1999 si contano 300 mila cause instaurate contro operatori sanitari e strutture ospedaliere. In media – pensate un po’! – è possibile riscontrare oltre 30 mila sinistri l’anno la cui durata di evasione dura oltre 10 anni.
E cosa hanno fatto secondo voi le compagnie assicurative? Dato che non c’è l’obbligo a contrarre, hanno abbandonato il settore, lasciandolo nelle mani di poche compagnie straniere. In questa situazione paradossale, come un fulmine a ciel sereno, è piombata nel 2017 la Legge Gelli Bianco.
Per farvela breve, questa legge sarebbe nata con l’obiettivo di imporre una copertura assicurativa obbligatoria a carico delle strutture e degli esercenti le professioni sanitarie. Però attenzione, perché qui casca l’asino!
Siamo andati a spulciare l’articolo 10 della legge che recita così: “Le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private devono essere provviste di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilita’  civile  verso  terzi   e   per   la responsabilita’   civile   verso   prestatori   d’opera”.
Non notate nulla di strano? Noi si, precisamente la frase “altre analoghe misure”. Cosa si nasconde dietro? Un’alternativa che hanno gli enti sanitari circa la possibilità di ritenere interamente il rischio medico, rimettendo ai propri bilanci e alla propria gestione l’amministrazione dei sinistri. Cioè, in poche parole, con la Legge Gelli Bianco le Asl (e non solo) possono “autoassicurarsi”, cioè dire: “Le Polizze? Macchè! Costano troppo! Facciamo tutto noi, ci comportiamo come assicuratori di noi stessi. Facciamo noi una stima della quantificazione economica di quanto dovremmo corrispondere a titolo di risarcimento per eventuali danni cagionati ai pazienti lesi che ricorrono contro di noi”.
E così molte strutture sanitarie sono ricorse all’auto-assicurazione, ritenuta da molti policy makers assolutamente più vantaggiosa rispetto ai costi medi sostenuti per le classiche polizze sanitarie.

Ma attenzione! Dov’è la fregatura, ci siamo chiesti?

Anzitutto questo sistema richiede un personale amministrativo super specializzato e dotato di un know how in materia statistica, probabilistica, contabile e finanziaria. E sapete perché? Perché con l’autoassicurazione le Asl hanno l’obbligo di costituire riserve mediante accantonamenti che tengano conto di stime puntualissime circa gli esborsi futuri dovuti ai pazienti ricorrenti contro le Asl stesse. E quindi occorre una competenza fuori dal comune.
Inoltre, la Legge Gelli-Bianco prevede la costituzione di un ulteriore (ed esterno) “fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria” che ha l’obiettivo di risarcire i danni cagionati da responsabilita’ sanitaria in una serie di casi. Ma tuttavia, le strutture in regime di autoassicurazione non potrebbero ricorrere all’utilizzo di siffatto fondo neppure nel caso in cui i propri “fondi rischi e oneri” fossero insufficienti.
E qui subentrerebbero i doveri della Regione.
Dunque, leggendo il libro fresco d’uscita Salute S.p.a. (di Massimo Quezel e Francesco Carraro), abbiamo appreso che in Italia, attualmente, vi sono situazioni in cui molte Asl non effettuano alcun tipo di accantonamento, né che le Regioni approntano fondi regionali con finalità di “riserva”. Ciò accade in alcune realtà del Nord.
I risvolti potrebbero essere drammatici in futuro: potrebbe accadere che i danneggiati dalla mala sanità non potrebbero più vantare un centesimo nei casi, ad esempio, di operazioni sbagliate, o incapacità sanitaria. E quindi il sistema delle Asl collasserebbe. Questo è quanto si potrebbe verificare al Nord, in virtù di una ricerca effettuata di recente.

Quindi ci siamo chiesti: e in Campania, che situazione abbiamo? Perché da queste parti non mi pare si sia mai fatta chiarezza sulla vicenda. E così, abbiamo deciso di presentare un’interrogazione regionale (cui seguirà una al Senato a firma della nostra Senatrice Sabrina Ricciardi).
E abbiamo chiesto varie cose. Anzitutto di sapere se le Asl campane in regime di auto-assicurazione effettuano gli accantonamenti e a quanto ammontano.
E poi soprattutto vogliamo capire se nel bilancio regionale sono stati costituiti appositi fondi per ‘rischi e oneri’ connessi con la responsabilità civile sanitaria e quale sia la consistenza attuale e degli ultimi 5 anni degli stessi, e in base a quali parametri statistico-attuariali sono stati predisposti.

Ecco, dopo 2 settimane di lavoro (tanto c’è voluto) abbiamo depositato l’interrogazione, molto tecnica e dettagliata, con l’obiettivo di far luce su un argomento mai affrontato fino ad oggi. Ma che se porta un esito negativo in termini di risposte, beh, ci ritroveremo di fronte ad un nuovo terremoto. Noi ovviamente non ce lo auguriamo, ma è nostro dovere far luce sulla vicenda, dato il Principe di Salerno, probabilmente, queste domande non se le pone proprio.