Sono passati troppi mesi dalla denuncia giornalistica che ha visto implicati, in quella che appare una faccenda criminale, il sistema di governo e l’opposizione;
ognuno con i suoi referenti dentro e fuori il Consiglio legati da un unico filo conduttore… guadagnare sul sistema gestione rifiuti, o meglio ancora, come nell’incipit dei video, “SAZIARSI TUTTI”.
Eppure, sperando forse che il tempo avrebbe reso meno pesante l’imbarazzo, ci troviamo solo oggi ad affrontare un tema che un governo coscienzioso ed onesto avrebbe affrontato subito (fosse solo per strapparsi di dosso il sospetto e l’ignominia delle accuse).
Così non è stato. Ci siamo trascinati fino ad oggi, e siccome oggi è il giorno dei chiarimenti cercherò di essere sintetica nell’enunciazione, sperando di ricevere risposte serie.

Partiamo dalle Carenze nell’assetto amministrativo ed organizzativo e dall’ Assenza di una rete integrata di gestione dei rifiuti.
Un modello corretto deve comprendere l’intero ciclo, dalla produzione alla raccolta, al trasporto, al recupero, allo smaltimento e, principalmente, il controllo di ciascuna di tali operazioni fino alle discariche e alla loro gestione dopo la chiusura e agli impianti di smaltimento.
La Campania produce ogni anno circa due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti urbani. Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA 2017, di queste, circa un milione viene trattata fuori dai confini regionali, in Italia o addirittura in Europa con costi milionari. La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia al pagamento di una multa di 20 milioni di euro per il mancato adeguamento alle regole del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania. La multa, dal giorno della sentenza (ossia dal luglio 2015) è stata, inoltre, maggiorata di 120.000,00 euro per ogni giorno di mancata applicazione delle regole Ue.
L’inadeguatezza degli impianti, la mancata programmazione armonizzata con le necessità del territorio, la sciatteria e l’incapacità di governare ci è costata, solo di multe, 142 milioni di euro e questo in appena i tre anni di governo De Luca. A questo si aggiungono i costi maggiorati della tari per lo smaltimento fuori regione.

Solo questo ci sarebbe dovuto bastare per farci correre ai ripari ma, ancor di più, ci avrebbero dovuto allarmare le dichiarazioni del procuratore della Corte dei Conti della Campania, dott. Michele Oricchio, che confermano che il sistema politico-istituzionale di gestione dei rifiuti attuato in Campania è «lontano da un assetto ottimale in grado di garantire ai cittadini ed alle imprese una rete di servizi adeguata ai livelli di tassazioni cui gli stessi sono soggetti». Il procuratore continua «la gestione dei rifiuti, dopo la cessazione dell’emergenza, è paradigmatica quanto ad inefficienze, sovrapposizioni e sprechi: basti però ricordare che, dopo i consorzi e le società provinciali, siamo giunti agli “enti d’ambito” nel mentre le precedenti strutture sono ancora tutte in vita, seppure spesso in una fase di interminabile liquidazione!……le regioni – utilizzando la potestà legislativa» – hanno sovente dato vita ad una pletora di enti strumentali e società che spesso sfuggono a qualsiasi logica di “buon andamento”, come testimonia il grave indebitamento che notoriamente le caratterizza!
Sarebbe da chiedersi a chi giova questa pletora di enti strumentale e società?
E perché non si vuole mettere ordine?!

Ancora «la Relazione conclusiva della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti pubblicata a febbraio 2018, appare ancora più severa sia sul ciclo rifiuti che sulla confusa e immobilizzata gestione bonifiche» e conclude «La corruzione e la turbativa d’asta divengono strumenti di lavoro per lo stravolgimento delle corrette dinamiche dell’aggiudicazione degli appalti.
La capacità di intersecazione delle dinamiche mafiose con le pulsioni illecite del mercato delle imprese si sono realizzate direttamente ed esclusivamente all’interno del ciclo legale di trattamento dei rifiuti.
Tutto questo avrebbe dovuto mettere al centro dell’azione il tema e i pericoli connessi si sottolinea “il ciclo legale dei rifiuti”.
Il piano regionale del 2016 ha quale presupposto il raggiungimento, entro il 2020, della percentuale minima (che per legge avrebbe dovuto essere raggiunta entro il 2012), del 65% di raccolta differenziata di qualità e la messa in esercizio degli impianti di compostaggio; secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ispra 2017, in Campania:
– il livello di raccolta differenziata media del 2016 raggiunge appena il 51,6% con elevate percentuali di scarto;
– la situazione Napoletana è inqualificabile. Napoli, dai dati del 2016, è appena al 31% con ancora il tentativo fallimentare di raccogliere l’umido nei cassonetti stradali;
– la produzione totale di rifiuti è aumentata, indice di assenza di politiche di prevenzione del rifiuto;
– l’inceneritore di Acerra, la cui capacità autorizzata è stata elevata a 750.000 tonnellate annue a fronte delle 600.000 iniziali, può supportare il fabbisogno stimato solo se riesce a mantenere invariato il potere calorifico del rifiuto attualmente ivi trattato;
– il rifiuto organico, quando non spedito ad impianti fuori regione, viene inviato all’inceneritore di Acerra anche dopo essere stato sottoposto ad un primo trattamento; nemmeno è stata attuata la rifunzionalizzazione degli Stir (interventi programmati almeno da 15 anni);
L’inceneritore di Acerra non è in grado di accettare tutta la frazione secca prodotta (CER 19.12.12.) e per quanto riguarda la frazione umida, non esistono attualmente discariche idonee a ricevere il rifiuto umido stabilizzato (CER 19.05.01) né quello eventualmente raffinato (CER 19.05.03).
Le società provinciali sono costrette ad inviare al di fuori del territorio campano gran parte dei rifiuti prodotti, con conseguenti costi che fanno incrementare notevolmente la tariffa applicata ai comuni.

 


 
Il secondo pilastro del piano di “De Luca” sono gli impianti di compostaggio.Lenta la procedura, tanto lenta che, a tutt’oggi, i Comuni che hanno fatto richiesta non conoscono tempi ed impegni.
Eppure il compostaggio di comunità è un sistema eccellente per la trasformazione del rifiuto organico in compost in loco e consente l’auto-recupero dei rifiuti prodotti sia dalle utenze domestiche che da mense, ristoranti o strutture ricettive. È una soluzione ottimale a metà strada tra l’impianto industriale e la compostiera domestica che non produce emissioni inquinanti – solo vapore acqueo e anidride carbonica – con un processo completamente naturale e inodore, grazie a un sistema di filtri. Sarebbe stato importantissimo realizzarle verificare la positività del processo e sottrarre questa quantità di umido a quella che dovrebbe andare a finire nei grossi impianti che nessuno vuole e che stanno scatenando ovunque le opposizioni dei territori e dei Sindaci.
Sono passati due anni, sappiamo a che stiamo?
Quando verranno consegnate le prime compostiere di comunità?

 


 
Passiamo all’impiantistica industriale, ricordiamo che in data 7 giugno 2017 abbiamo depositato a firma di tutti i portavoce campani, un esposto alla Corte dei Conti di Napoli relativamente alla realizzazione degli 11 centri di compostaggio previsti nel Piano regionale dei rifiuti in Campania 2010-2013. Impianti mai realizzati, o comunque non in funzionamento, il cui costo complessivo e destino non ci è dato sapere. Eppure il nuovo piano De Luca-Bonavitacola ha previsto ben 13 tra impianti aerobici, anaerobici e misti, e la Regione ha a disposizione per questi ben 222 milioni di euro, ma la pessima programmazione, senza la verifica dell’esistente sul territorio e l’effettiva necessità di impianti tanto imponenti senza lo studio dell’impatto in territori già provati da impianti industriali, ha sancito il fallimento. Ad uno ad uno sono venuti sindaci e rappresentanti del territorio a dire che quegli impianti, così come sono stati programmati, non li faranno costruire;
il primo sindaco che ha detto no è quello di Rocca d’Evandro e poi Battipaglia, e ancora Casalduni, a seguire i cittadini di Napoli est con tutta la rappresentanza municipale e la forte contrarietà dei Comuni limitrofi all’area individuata da Caserta. A completare il disastro, ecco il bluff imbarazzante dell’impianto di Salerno e ricordiamo le parole dell’ anac «È attestato il cattivo funzionamento dell’impianto» il quale «non obbedisce alle finalità per le quali è stato progettato» nel senso che «non recupera materia, non produce compost e non produce biogas» e che è costato ben 25 milioni di euro.
Oggi l’umido è ancora costretto a viaggiare fuori regione con costi elevatissimi oppure, sebbene trattato negli stir, viene bruciato nell’inceneritore di Acerra sommando danno a danno. Insomma un disastro su tutti i fronti, siamo a metà 2018 con un nulla di fatto. Questi gravissimi ritardi potranno costare alla Regione Campania, la bocciatura del Piano regionale rifiuti da parte della Commissione Europea.

 


 
Il fallimento del Piano straordinario per le “ecoballe”.
Sulle ecoballe o ecopalle, come ormai dobbiamo chiamarle, possiamo dare solo dei numeri perché ogni parola su questa indecente dimostrazione di incapacità risulterebbe troppo debole per indicare l’inganno che ha mistificato questa che voleva solo essere una operazione propagandistica.
In Campania ci sono 5 milioni e mezzo di tonnellate di ecoballe. Abbiamo speso circa 18 milioni di euro per incenerire 125 mila tonnellate, pari al 2,3 % delle ecoballe presenti in Campania; del resto un velo pietoso si è steso anche sulle immagini delle strette di mano e delle improbabili promesse “libereremo la Campania in tre anni”… l’ultimo conto che abbiamo fatto, rimanda a gennaio 2018 per cui i complimenti di Renzi per aver portato a termine l’operazione che lui sperava conclusa nel marzo 2018 in concomitanza delle elezioni, dovrete rimandarli di appena 86 anni.
Ancora non è chiaro quale sia il progetto della Giunta regionale della Campania per lo smaltimento di tutte le ecoballe giacenti e quali interventi sull’impiantistica si intende realizzare. Timori in questo momento ci sono a Giugliano per la previsione di un nuovo impianto, e a Caivano sembra, quindi, venir meno l’originaria ipotesi di utilizzazione degli impianti Stir esistenti.
Da una stima approssimativa la spesa finora sostenuta per l’utilizzazione dei siti dove sono stoccate le ecoballe ammonta a quasi 24 milioni di euro sistema che continua a produrre costi esorbitanti a carico della Regione Campania.
Grande importanza rivestirebbe, se funzionasse, è il controllo ambientale, ma le carenze organizzative e strumentali di ARPAC inficiano gravemente i risultati le risorse disponibili sono utilizzate per sostenere un oneroso sistema di servizi resi dalla partecipata Arpac Multiservizi che non riesce a raggiungere gli ambiti in cui l’Agenzia necessita di un rafforzamento, come ad esempio l’ammodernamento delle strumentazioni per il controllo e l’acquisizione di competenze professionali tecniche.

 


 
Polo ambientale. Il Polo unico ambientale, che dovrebbe includere in un’unica società le partecipate regionali che si occupano di ambiente, non è stato ad oggi, realizzato. Eppure è legge da due anni: L.R. Campania n. 38 del 23/12/2016 prevedendo la razionalizzazione delle società a controllo regionale Campania Ambiente e Servizi spa e SMA Campania spa, nonché delle altre società che svolgono attività analoghe o similari, secondo quanto disposto dall’articolo 20 del D.Lgs. 175/2016. Il piano di cui al comma 1 deve prevedere: un’unica società in house del polo ambientale regionale; questa fusione di lavoratori in una unica azienda avrebbe potuto fare partire le bonifiche che sono tutte ferme!
Come già segnalato alle autorità competenti, il mantenimento della partecipata Arpac Mutiservizi srl senza alcun intervento di razionalizzazione, in assenza di analitica motivazione ed adeguata giustificazione, può costituire fonte di danno erariale, per non parlare di rifiuti speciali: mancato aggiornamento del Piano “Piano Regionale di Gestione dei rifiuti speciali in Campania” fermo al 2011. Eppure La Campania produce 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che vengono trattati tutti fuori regione o all’estero; i rifiuti speciali esportati sono circa 65 mila tonnellate, di cui solo 5.700 tonnellate circa sono rifiuti pericolosi, mentre quelli importati sono quasi 7.600 tonnellate, di cui 551 tonnellate sono rifiuti pericolosi.
Chi controlla e monitora questa strana anomalia?

 


 
Criticità nella gestione dei depuratori e dei fanghi derivanti dal processo di depurazione.
La SMA società in house della Regione Campania gestisce da dicembre del 2015 i cinque principali impianti di depurazione delle acque reflue in Campania di Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni e Cuma. Gli impianti di depurazione avrebbero dovuto essere dotati di impianti specifici per l’essiccazione e la stabilizzazione dei fanghi. I lavori che come annunciato dal Presidente della Regione avrebbero dovuto concludersi in questi mesi in vista della stagione balneare 2018 ed invece non sono ancora iniziati.
Perché la regione non approva i progetti?
Considerato che il prezzo medio per lo smaltimento si aggira intorno ai 145 euro a tonnellata, è intuibile il giro d’affari che si genera.

COSA FARE

Chiediamo:

  1. operare una rimodulazione delle risorse interne alla Regione, in funzione di una riorganizzazione, in numero, competenze e qualifiche adeguate, degli uffici amministrativi della Giunta regionale preposti alle politiche ambientali e in particolare alla gestione e al controllo dei procedimenti in materia di rifiuti;
  2. rendere pubblica la relazione annuale sull’attuazione dei piani regionali sui rifiuti incluso l’aggiornamento sullo stato di attuazione del Piano straordinario di gestione delle ecoballe;
  3. procedere all’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali;
  4. adottare ogni atto necessario alla radicale riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania (ARPAC) che tenga conto del nuovo assetto previsto dalla Legge n. 132/2016 della elevata specializzazione tecnica necessaria all’espletamento delle importanti funzioni assegnate, riconoscendo ai funzionari preposti al controllo ispettivo ambientale la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, per garantire la totale indipendenza delle funzioni di controllo ambientale e dunque la loro piena efficacia;
  5. trasmettere al Consiglio una relazione sullo stato di attuazione del Piano di razionalizzazione delle Società partecipate, evidenziando i risultati fino ad oggi conseguiti;
  6. aggiornare il Piano di razionalizzazione delle società partecipate includendo la società Arpac Multiservizi srl nel Polo ambientale;
  7. relazionare al Consiglio e alla commissione competente, in merito alle azioni adottate di prevenzione e riduzione dei rifiuti, come previsto dalla legge regionale n. 14/2016, e, in considerazione dell’assenza di risultati percepibili, procedere ad un’implementazione delle stesse, in particolare per:
    – l’attuazione nel territorio regionale di un economia circolare e l’attribuzione di criteri premiali nell’assegnazione di risorse europee, statali e regionali, alle iniziativa di ricerca scientifica volta alla progettazione e produzione di beni riutilizzabili, riparabili e riciclabili e di ricerca su materiali, come previsto dall’art. 3 della legge regionale n.14 del 26 maggio 2016;
    – la realizzazione del Sistema regionale di informazione e di educazione alla sostenibilità ambientale (SIESARC- articolo 4, LR n.14/2016);
    – la riduzione dei rifiuti (articolo 16 LR n.14/2016);
    – l’avvio dei centri di riutilizzo riparazione scambio e vendita di beni dismessi e rigenerati (articolo 16, comma 1, lettera f);
    – la riduzione della produzione di rifiuti attraverso la stipula di accordi con i Comuni (articolo 16, comma 2);
    – gli incentivi allo sviluppo del recupero di materia prima riciclata (articolo 19);
  8. attuare le misure per incrementare la raccolta differenziata previste all’art. 205 del d.lgs n. 152/2006, introducendo in Regione Campania i sistemi, fino ad ora mai applicati, per il riconoscimento ai Comuni delle maggiorazioni e riduzioni previste sul tributo speciale regionale per lo smaltimento in discarica;
  9. avviare un piano di investimenti attraverso bandi specifici da attivare nell’ambito delle misure dei fondi strutturali europei, per promuovere lo sviluppo in Regione Campania di una filiera delle materie prime seconde e delle produzioni sostenibili, in grado di incidere positivamente sulla crescita dei livelli occupazionali.
    Tutto questo per porre un argine al disastro che state creando, nel quale ogni azione appare solitaria, estemporanea e utile solo a rappresentazioni elettorali alle quali i cittadini campani hanno dato ampia dimostrazione di non credere più, state condannando la nostra terra! Ritrovate l’onore e la coscienza e ponete un freno a questo andazzo scellerato.

Naturalmente questi sono obblighi che non dovremmo ricordarvi e che temiamo restino insoddisfatti, del resto una amministrazione che non riesce a gestire neanche la buvette mettendo a rischio 8 lavoratori ed un sistema di così facile gestione, in che modo mai potrebbe affrontare il colosso rifiuti?

Terra dei fuochi che significa incendio dei rifiuti è un tema tanto grosso che necessita di un appuntamento consiliare solo per l’approfondimento.
Di fatto la quarta estate di fuoco di De Luca è alle porte e nulla di efficace è stato strutturato. Dai presidi ai droni galleggiamo in un mare di farò, vedrò, l’unica cosa certa sono i 500 mila euro destinati a SMA per l’allestimento delle sale e le 22 persone che dovrebbero lavorarci ma che nelle ricognizioni che abbiamo fatto non abbiamo mai visto.