Questo il mio intervento in aula.

Sarò molto veloce, anche perché l’argomento è stato abbastanza dibattuto. Voglio sottolineare soltanto alcune cose. I cittadini rifiutano certi tipi di impianto, ma non perché non lo vogliano, bensì perché sono stati ingannati troppo spesso e naturalmente adesso non hanno più fiducia Verso le istituzioni. Continuare a parlare di inceneritore e chiamarlo termovalorizzazione, dire che non ci dobbiamo preoccupare perché non farete mai più l’inceneritore e contemporaneamente a Roma si tenta di aumentare, abbiamo avuto la conferma anche oggi, gli incentivi ad Acerra per altri 12 anni, significa che dovrà continuare a bruciare e bruciare tanto. Dire: gli inceneritori non li vogliamo, però mandare bruciare le eco balle negli altri inceneritori o nei cementifici italiani è un inganno da parte del cittadino, l’area che respiriamo non ha confini, non è che se si brucia il Lazio non respireranno neanche i campani. Sentirsi ingannati, come per l’impianto di gestione anaerobica di Salerno, che è fermo da un anno e sentirsi invece dire: “Noi abbiamo l’impianto migliore, l’impianto che l’Europa ci invidia e che è stato anche premiato”. È chiaro che i cittadini, quando si va a disegnare senza il loro consenso una qualsiasi struttura sul loro territorio diranno di no. Quando si mente sulle eco balle, invece di puntare su quello che deve essere realmente la bonifica del territorio, continuare a fare marketing sulle eco balle ben sapendo che il lotto che è stato appaltato è una parte minima di tutte le eco balle campane e che a conti fatti i tre anni per liberare la Campania, ci sono tre anni, ma ce ne vogliono altri 100 vicino perché con i tempi che avete adesso utilizzato ci vorranno 103 anni per andare a bruciare le eco balle negli inceneritori, nei cementifici, per sistemare il resto che rimane nelle cave, per cui pure avete fatto una legge in gran fretta. Il piano rifiuti della Regione Campania è un piano che a due anni e mezzo si è dimostrato un piano fallimentare. L’impianto di compostaggio serve, il compostaggio, non la digestione anaerobica perché il compostaggio è quello che prende materia viva e restituisce materia viva, trasforma il nostro umido in terra, terra che serve per bonificare le nostre terre e serve per restituire vitalità alle terre che soffrono per un’agricoltura intensiva. Non confondiamo i termini, compostaggio e inceneritore, l’inceneritore brucia il secco e il compostaggio l’umido, le due cose vanno su binari assolutamente diversi e spesso si cerca di confondere. Noi abbiamo la risposta che un piano di compostaggio per la Regione Campania, con piccoli impianti, ben distribuiti sul territorio, che non impattano, per i quali l’umido non deve fare chilometri perché è materia viva, non può stare 70 ore a deposito e poi giorni di trasporto a centinaia di chilometri, assommando inquinamento a inquinamento, servono piccoli impianti di compostaggio gestiti dalle popolazioni. In questo modo ogni cittadino si sentirà anche responsabile di produrre quella riduzione alla quale pure dovremmo arrivare. Non ho visto un atto che spinga alla riduzione del rifiuto, non uno. Negli anni scorsi, quando abbiamo presentato tutti gli emendamenti, che erano piccoli suggerimenti per fare e per fare meglio, parliamo per esempio delle isole ecologiche che diventano fabbriche dei materiali e che potrebbero far rivivere nuovamente la materia. Ci siamo sentiti ridere dalle battute del Governatore il quale parla solo dei grandi impianti e queste piccole cose le reputa non valide. Ritorno all’umido, il piano umido della Regione Campania, così com’è fatto, è fallito, non è fallimentare, è già fallito. Andava fatto un piano tagliato come un abito su misura e non concentrati impianti grossi in territori ristretti, magari il Sindaco diceva: “Sì, lo faccio l’impianto, a limite al confine del mio territorio”. Magari poi ricadeva sul Sindaco accanto che non è più d’accordo. Avete ancora due anni e mezzo per fare, la nostra disponibilità c’è per offrire quella che è la nostra idea e che potrebbe essere risolutiva.