Un caos generale che riporta i cittadini al punto di partenza. La vicenda dell’affidamento dello stadio Collana del Vomero è complessa. Era stato emanato un bando per l’affidamento della concessione di uso e gestione dell’impimito sportivo. Sulla questione era in atto  un contenzioso  tra la Regione e la società Giano. Un ricorso accolto dal Consiglio di Stato, che con una sentenza di poche settimane fa aveva dato ragione alla società con l’obbligo da parte dell’Ente di procedere alla consegna dello stadio. Tutti pronto per il nuovo progetto. la questione sembrava essere chiusa, tanto che i due ex calciatori Fabio Cannavaro e Ciro Ferrara, appartenenti alla Giano Srl, aveva­no partecipato alla presentazione del proget­to per la riqualificazione dell’impianto. Vista la scadenza imminente (che cade proprio oggi) la consigliera Maria Muscarà del Movimento 5 Stelle aveva depositato un’interrogazione alla Regione, per avere dettagli sulla consegna dell’impianto. Nel documento si chiedeva in particolare quali fossero le condizioni di agibilità e le misure che la Regione intendeva adottare per garantire la pronta riapertura della struttura in vista dell’imminente scadenza. Invece, pochi giorni fa la giunta ha formalizzato la possibilità offerta dal bando di poter revocare l’assegnazione della gestione in caso di particolari interessi pubblici: fattispecie possibile visto che la struttura è stata scelta come sede delle Universiadi del 2019. I Verdi hanno dichiarato di essere soddisfatti che il pericolo del passaggio della struttura a privati sia  stato scongiurato. Nei pentastellati resta viva la preoccupazione per l’esito della vicenda, che promette di non esaurirsi in tempi brevi: “In questo grosso pasticcio della Regione – ha dichiarato la consigliera regionale Muscarà- Corriamo il pericolo di dover pagare anche i danni. Non possiamo rischiare di dover procedere al risarcimento. C’è il concreto timore che la decisione venga impugnata e diventi una storia infinita”. In questo caos generale le condizioni dell’impianto restano precarie,  e gli inter­venti strutturali da apportare  appaiono sem­pre più urgenti, soprattutto quelli relativi alle mura e ai servizi che anni fa porta­rono alla chiusura dell’impianto.