Ricordate la vicenda della gara dell’affidamento dell’ amianto del comune di Napoli che ci aveva scandalizzato?
Non bastano le blande rassicurazioni di sospensione postuma del vice Sindaco Del Giudice, Cantone vuole altro, molto altro ed apre un fascicolo.

L’Autorità nazionale Anticorruzione ha aperto un fascicolo sul Comune di Napoli: gli uffici hanno ora trenta giorni di tempo per fornire tutta la documentazione richiesta a proposito delle gare per la rimozione dell’amianto. Un faro che si è acceso dopo l’esposto del Movimento 5 Stelle per l’affidamento del servizio di smaltimento all’Atr. azienda riconducibile ai fratelli Pellini di Acerra, condannati dalla Corte d’Appello di Napoli a sette anni a testa per disastro ambientale colposo. Su Cronache di Napoli a dare in esclusiva la notizia l’11 febbraio scorso: una settimana dopo il Movimento 5 Stelle scrisse all’Autority guidata da Raffaele Cantone: e il Comune di Napoli sospese l’affidamento in via cautelativa. “Grazie al nostro esposto si è evitato l’assurdo di affidare lo smaltimento delI ’amianto a chi è accusato di aver sparso amianto e rifiuti speciali sui terreni spacciandolo per concime”, ha commentato Maria Muscarà, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. L’Anac ha intimato al Comune di Napoli di trasmettere entro 30 giorni la documentazione occorrente per fare chiarezza sull’operato degli uffici di Palazzo San Giacomo. “Risulta infatti che, il Comune, spiega l’Anac, nell’affidamento di servizi di rimozione dell’amianto sia interessato da ‘anomali fenomeni di ripetizione contrattuale” – sottolinea Muscarà – evidenziando ‘non solo la sistematica disapplicazione delle modalità di calcolo dei valore dell’appalto, ma anche il conseguente ricorso ad affidamenti diretti e in economia”.Un modo di procedere insomma che ha nei fatti creato una gravissima anomalia cioè sottrarre i contratti a qualsiasi verifica antimafia e di correttezza procedurale – conclude Muscarà – in un settore quello delle gare e dei bandi pubblici particolarmente delicato ed a rischio infiltrazioni. Ancor più grave quando questo riguarda appalti per bonifiche e rifiuti, dove si rischia di affidare le bonifiche proprio a chi ha avvelenato la Campania”.
Giusto un anno fa i fratelli Cuono, Salvatore e Giovanni Pellini erano stati condannati dalla Corte d’Appello di Napoli a sette anni a testa per disastro ambientale colposo. In primo grado, invece, a Giovanni e Cuono Pollini erano stati inflitti sei anni, quattro a Salvatore, per associazione e falso. Il terzetto era imputato nel processo seguente un’articolata inchiesta sul traffico di rifiuti dal Nord verso il Napoletano. Alla fine di gennaio del 2015 si era chiusa la seconda fase del procedimento denominato ‘Carosello-Ultimo Atto’ dagli inquirenti per un falso giro di bolla ideato allo scopo, secondo quella che era l’accusa, di nascondere la reale natura e il reale quantitativo dei rifiuti in arrivo nelle discariche aperte in provincia di Napoli nel corso dell’emergenza risalente a più di dieci anni fa. L’azienda con sede nella zona Asi di Acerra che aveva vinto la gara per l’affidamento del servizio di rimozione e smaltimento a chiamata dei materiali contenenti amianto abbandonati su strade ed aree pubbliche o su aree comunque soggette ad uso pubblico è riconducibile proprio ai Pellini. Incredibile il ribasso: quasi il 45%. che aveva comportato il 30 dicembre scorso l’aggiudicazione della gara per un importo complessivo che sfiora i 113mila euro.